Le frange di ghiaccio
Sui pennacchi del prato incolto
Cinguettavano luce
Saltellando sui rami insepolti
Nello schermo di plumbei uccelli sonori
Nella polvere di voci radianti bagliori
Odori di corse e cappotti sudati
Di code di volpe, di incenso, di fiati
Sul vetro e parenti e biscotti e un vociare da dietro
Da risa attutite opache di vetro
Nei lividi campi arruffati dal vento
I tondi cuscini di muschio-presepio
E bacche d'inchiostro, di osso, di sangue
Di neve e ginepro, di vischio perlante
Cosė la mattina scendevo le scale
Sulla scia dei miei sogni
Nella stufa con mele
E guardavo di lato i fossi ghiacciati
Le pozze pių chiare, i bordi innevati
Le alghe, le canne, i pesci scappati
Le rane sorprese nel salto dal gelo
Libellule bianche e salici in volo
E bianco era il fiato e il paese distante
La bianca contrada, il letame fumante
E bianche campane dall'eco blu-stanco
Lontano una fila di bici nel bianco
E bianco mio padre e bianca mia madre
E bianco il silenzio raccontava Natale.
Massimo Bubola
Grezzana, XI Dicembre 2006
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