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MASSIMO, DI' LE TUE PREGHIERE
Massimo,
di' le tue preghiere
perché il tuo Sogno si appiccichi all'Aurora
sul carrettino siciliano
per volare tra mandorli infiniti dentro il mare
Così...
Così...
nella discesa
la voce perderai
fischiando a tutti i cani e alle cicale
fra mirto e rosmarino
in piedi
fermo sulle mani
Massimo,
di' le tue preghiere
come se niente fosse rubato ai tuoi giorni
come se tutto fosse possibile ancora
Massimo,
di là dal vetro, di' le tue preghiere
Quasi
tutti sono partiti ormai
e non rivedi più
il presepe e i fuochi
e i cani ballerini
Così
bambino con il tuo pane in bocca e senza mamma
sieni
stai perduto nel suo nome.
Ogni nuvola
ogni pagliuzza d'oro
ogni insetto di smeraldo
o aereoplanino
perso fra i tuoi capelli
è sceso
è speso
se ne è andato
verso altri boschi di parole
per cuori più stellati e più veloci.
Massimo,
di' le tue preghiere
poi sdraiati
e scorda cicatrici
e muta quella resina sanguigna
in lana
in corde da bucato
in birra
che lavi via
tutti quei libri avvoltoi
e quei giornali
e quell'odore acre di medicine
e quella foto immobile dell'uomo
che sorride da lontano.
Massimo,
di' le tue preghiere
restituisci i pegni
i pomeriggi lenti
(San Zeno di Montagna, alberi con reticolati)
ritorna le chitarre
la cartella con trentasei matite «Superarcobaleno»
le gambe umide
le promesse liquide
e Il Sacro Cuore Fluorescente di Gesù
avvolto nella stessa carta
legato con lo stesso spago
Ricordi?
Fuori
quel freddo limpido
al Jeau de Pomme
oh, non dimenticare
le frasi oscure e lo sparviero alto su Parigi
le voci nuove che tu chiamavi
«Campane Bianche della mia Liberazione».
Ora
siamo spazzati via
da questa gelida pioggia notturna
che sembra d'anice condita
e ci tossisce al collo
come una condanna.
Chi
ci tiene per mano ora?
Chi ci bagna le labbra?
Chi ci asciuga con la lingua le narici?
E soprattutto
chi ci riporta a casa?
Nel nostro grande letto bianco
L'unica cosa che certamente non avremmo mai venduto
e cne piangiamo
inconsolati
ancora.
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